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1969

parti

parti

odiate spartane memorie
scrocchia a valle la faccia
nuda pietra scura
gracchia l’osso
vive.

La frase di tutti.

Siamo effimeri. Il pensiero che lotta con la caducità del nostro essere crea uno strato calloso di autoinganni, desideri, sesti e settimi sensi che spesso confondiamo con le categorie ben più rassicuranti del destino, della predestinazione e della capacità di comprendere ciò che ci circonda.

Ma siamo effimeri. Deboli e leggeri.
(Antico Yurg)

Serpe

Liscio come la scia
il taglio appeso
crepita come la creta
uno spasmo immobile
strepita, striscia
stanca trascina il ventre
luce l’iride di sera
sente un palpito
dissente triste
accigliata la falce
finisce.


Author: Antonio Quinci
Year: 2009

#1

desidera
moltiplicare trasparenze
sotto cieli nudi e opachi
nella dimora dei frammenti

dimentica
il divieto dello sguardo
l’intaglio genuflesso della palpebra
che interminabile copre la tua grazia

sopravvivi
alla sospesa vocazione dell’incanto
che non distingue il vero
e che prolunga il corpo oltre l’odore

riposa
quando vedi tutto muoversi
su specchi circondati di ciliegio
che nemmeno il silenzio ti rimbalza

attrai
a te la parola quando cessa
di volare sopra il tetto
di schermire come l’ape il pungiglione

attraversa
con le vele rattoppate fiumi di vertigine
e imprudenti e ripide linee
di mani ormai sfaldate

altrimenti aspetta
che la notte prenda forma
che la vista annulli il punto bianco
che il corpo si sospenda alla violenza delle cose
che la scheggia entri nella mano
che la lingua sbatta oltre la carie
che la nave affondi le cascate

e la nebbia sale oltre i tronchi
portati da infaticabile corrente.